Il Judo nell'immaginario collettivo

Dal cinema alla percezione culturale

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Pochi argomenti che appartengono alla cultura comune ingenerano confusione come le arti marziali. 

Le saghe dei “bruslì”, dei “vandammi”, del “dai la cera, togli la cera”, se è vero che hanno funto da cassa di risonanza per la diffusione degli sport di combattimento, hanno creato tuttavia un mostro mitologico dal kimono d’oro, le urla in falsetto e la morale ad effetto, che ha distorto l’autentico significato delle discipline orientali, generando fanatismo o sentimenti di repulsione.

Benchè negli ultimi anni - grazie al più recente indirizzo dei pediatri ed ai progetti scolastici realizzati grazie alla collaborazione tra il Ministero dell'istruzione Università e Ricerca ed il CONI - si sia registrata una maggiore consapevolezza dei genitori che iscrivono i bambini ad un corso di arti marziali, vi è ancora chi, comprensibilmente, appare disorientato da una comunicazione di massa poco attenta a celebrare discipline nelle quali non circolano interessi economici al pari degli sport più inflazionati.

Nel calderone della grande disinformazione vi rientra il judo, conosciuto dai più come uno sport di combattimento dai natali vagamente collocati in qualche dove del nord est asiatico.

Le sue caratteristiche tecniche, nell’immaginario collettivo, si perdono e si confondono con le altre arti marziali, formando con esse un coarcervo fumettato di  pugni, maestri santoni ed una sana dose di violenza mascherata da una disciplina magica che reprime gli iperattivi.

Questo il quadro retorico che riflette il generale quanto falsato sentire di un fenomeno che, seppur forte di una tradizione secolare, delle vittorie olimpiche e di milioni di praticanti in tutto il mondo, continua in parte ad essere fumoso, quanto meno sotto il profilo della percezione culturale.

Negli articoli del sito abbiamo provato a fare un po' di chiarezza, a fornire uno spunto sui profili sportivi, educativi, culturali e filosofici del judo. Ci auguriamo possano destare la tua curiosità, fino a spingerti ad indossare un judogi, a sorridere e a sorprenderti per essere entrato in un mondo meraviglioso che non ha età.  

Buona lettura

Fabio Della Moglie 

Direttore di EducaJudo

 

scritto il 27 set 2016
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