Le origini del judo in Italia

Dalla marina militare ai padri del judo italiano

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Le relazioni bilaterali tra il Giappone e l'Italia sono iniziate formalmente il 25 agosto 1866, ma i primi contatti tra i due paesi risalgono almeno al XVI secolo, quando la prima missione giapponese in Europa giunse a Roma nel 1585 guidata da Ito Mancio.

Nel XIX secolo Italia e Giappone videro grandi cambiamenti nella loro struttura politica e sociale, con la prima che conquistò la sua unità nazionale nel 1861 e il secondo che entrò, a partire dal 1868, in un processo di profonda modernizzazione su linee occidentali che prese il nome di Restaurazione Meiji. In questo stesso periodo i rapporti si fecero via via sempre più stretti, culminando con la partecipazione dei due paesi ad entrambe le guerre mondiali in qualità di alleati.

Furono proprio i contatti tra i marinai italiani e quelli giapponesi a favorire la diffusione delle tecniche di jujitsu. I nostri militari furono incuriositi dal modo di combattere a mani nude o con l’arma bianca dei nipponici. E proprio quell’interesse ed i commenti entusiastici giunti da civili e militari sulle virtù della lotta giapponese al Ministro della Marina Carlo Mirabello spinsero quest’ultimo ad ordinare al Capitano di Vascello Carlo Maria Novellis ad assumere un istruttore di jujitsu a bordo dell'incrociatore Marco Polo, che stazionava nelle acque della Cina.

Il Comandante della “Marco Polo”, il 24 luglio 1906, stipulò a Shanghai un contratto con un insegnante che godeva della fiducia del console giapponese. Tale contratto venne stipulato per un periodo di quattro mesi, tempo che il maestro giudicava necessario per portare gli allievi ad un grado di capacità tale da renderli abili ad insegnare a loro volta. 

Il corso si sarebbe svolto a bordo della nave ed al termine gli allievi migliori avrebbero sostenuto gli esami presso il “Kodokan” di Tokyo. Tutto pero’ si rivelò una beffa. I  nostri marinai, infatti, si sottoposero agli esami in Giappone, ma il risultato fu negativo.

I Maestri del Kodokan, scaricando la responsabilità sul Maestro, così commentarono quella brutta figura: «Pur essendo abbastanza abile, non poteva insegnare ai suoi allievi più di quanto sapesse», cioè non molto, e quindi non aveva mentito assicurando «che in quattro mesi avrebbe portato gli allievi alla sua altezza».

Il cammino del jujitsu/judo non fu semplice ed a parte qualche articolo, dimostrazione o conferenza tenuta dal generoso lottatore bresciano Umberto Cristini, della «Via della cedevolezza» si parlò molto poco in quel periodo in Italia.

Solo verso la fine del 1921, il Capo Cannoniere di Prima Classe Carlo Oletti, fu chiamato a dirigere i corsi di lotta giapponese.

Considerato il padre del judo italiano, Carlo Oletti, arruolatosi nella Regia Marina, iniziò a praticare il judo a bordo della nave da guerra “Vesuvio” (che sostituì la “Marco Polo” di stanza a Shanghai) sotto la guida del Maestro Matsumura, Ufficiale della Marina nipponica nel 1905.

Nel 1907 il marinaio italiano frequentò la Scuola di Polizia di Nagasaki ed altri importanti dojo.

Nel 1908 a Tokyo, dopo aver preso parte ad una gara di judo, ottenne il 1° dan dal Kodokan. Rientrato in Italia, quindi, nel 1921, appunto, fu chiamato a dirigere i corsi di "lotta giapponese" introdotti nella Scuola Militare di educazione fisica a Roma, dove insegnò fino al 1930. Durante questo periodo, Carlo Oletti formò 150 Ufficiali esperti e 1500 militari istruttori e nel 1924 fondò la prima Federazione Italiana di Jujitsu/judo.

Il 20 e 21 giugno 1924 a Roma si disputò il primo campionato italiano: il titolo assoluto fu vinto da Pierino Zerella, esperto di lotta greco-romana, mentre il titolo a squadre andò alla Legione Allievi Carabinieri di Roma. Malgrado gli sforzi di pochi appassionati, il jujitsu si faceva largo assai lentamente tra il grande pubblico. Tra l’altro, dopo le edizioni del 1924, 1925 e 1926, i campionati italiani erano stati interrotti. E a nulla era servita, nel 1927, la trasformazione della FJJI in Federazione Italiana Lotta Giapponese sotto la guida del dinamico Giacinto Puglisi.

Ritenendo che la disciplina potesse fare un salto di qualità con una spettacolare manifestazione, il 7 luglio 1928 il quotidiano “L’Impero” organizzò una grande riunione di propaganda nella sala della Corporazione della Stampa in viale del Re. La manifestazione ebbe un buon successo grazie a due presenze non previste: la partecipazione dell’esperto judoka nipponico Mata-Katsu Mori, che si trovava a Roma in veste di pedagogo presso la famiglia del poeta Shimoi, e soprattutto grazie all’intervento del Maestro Jigoro Kano, fondatore del judo. Questi, venuto a conoscenza dell’iniziativa mentre era a Parigi, non volle mancare all’appuntamento. Pochi giorni dopo l’importante manifestazione si disputarono presso la SMEF i primi esami per l’attribuzione della qualifica di Maestro. Il trasferimento di Oletti a La Spezia nel 1930 raffreddò non poco gli entusiasmi e nel febbraio 1931, la Federazione Italiana Lotta Giapponese venne sciolta e la sua attività fu inserita nella Federazione Atletica Italiana, provocando l’inesorabile declino del jujitsu/judo.

Solo nel 1947 si ebbe una ripresa dell’attività con la nomina di una commissione tecnica presieduta da Alfonso Castelli, segretario generale della Federazione Italiana Atletica Pesante. 

Il primo campionato nazionale del dopoguerra si disputò a Lanciano nei giorni 1 e 2 maggio 1948. Il III Congresso della FIAP, tenuto a Genova il 16 e 17 ottobre 1948, approvò il nuovo statuto federale, che contemplava tra gli organi centrali il Gruppo Autonomo Lotta Giapponese (trasformato in Gruppo Autonomo Judo nel 1951). Sciolta la commissione tecnica, l’assemblea del GALG svoltasi a Roma il 14 novembre elesse presidente Aldo Torti e segretario Arnaldo Santarelli.

Rintracciato dall’ex allievo Betti Berutto ad Angera, sul lago Maggiore, il 18 gennaio 1949 Oletti accettò la presidenza onoraria. In occasione dell'Olimpiade del 1948, per iniziativa del Budokwai di Londra, fu convocata una conferenza internazionale presso il New Imperial College a South Kensington. Si decise la costituzione dell’Unione Europea di Judo, di cui fu eletto presidente l’inglese Trevor P. Legget, l’unico non giapponese graduato 5° dan.

Il 29 ottobre 1949 si riunì a Bloemendaal, in Olanda, il II Congresso dell’UEJ, che approvò lo statuto e il regolamento tecnico, ripreso da quello del Kodokan. Torti ne divenne presidente, Castelli segretario e la sede venne trasferita a Roma. «Era la prima Federazione internazionale – anche se modesta – presieduta da un italiano e con sede in Italia, dopo la guerra». Davvero una grande soddisfazione dopo tanti momenti bui. Il IV Congresso dell’UEJ si tenne a Londra il 2 luglio 1951 e diede vita alla Federazione Internazionale di Judo, che elesse Torti presidente e Castelli segretario. Nel settembre 1952, al congresso di Zurigo, la presidenza passò a Risei Kano e la sede si trasferì a Tokyo, ma Torti fu posto a capo della ricostituita UEJ.

Il primo campionato europeo si disputò a Parigi nel 1951, il primo mondiale a Tokyo nel 1956. Nel 1953 venne nel nostro paese il Maestro Noritomo Ken Otani, allora 5° dan (seguito nel 1956 da Tadashi Koikè), che contribuì in maniera decisiva allo sviluppo del judo in Italia. Il judo maschile è stato incluso nel programma olimpico provvisoriamente nel 1964, definitivamente nel 1972; quello femminile provvisoriamente nel 1988 e definitivamente nel 1992.

Insieme a Carlo Oletti, padre del judo italiano, ritengo che, con l’onesta morale ed intellettuale che il judo insegna, particolari meriti per la divulgazione del judo in Italia debbano essere riconosciuti al Maestro Benemerito Tommaso Betti Berutto (autore del testo usato come riferimento da generazioni di judoka: "Da cintura bianca a cintura nera"), al Maestro Benemerito Giovanni Bonfiglio (pioniere del judo siciliano e calabrese), all'Avv. Augusto Ceracchini (cinque volte Campione d'Italia e co-istitutore dell'Accademia Nazionale Italiana Judo), al Maestro Benemerito Nicola Tempesta (8° dan, padre della "scuola napoletana" di judo, nove volte Campione d'Italia e primo italiano Campione d'Europa) ed al Maestro Cesare Barioli (autore di importanti testi sul judo sia di carattere tecnico, sia come metodo educativo e formativo).

Un doveroso ringraziamento desidero rivolgerlo all’Arch. Livio TOSCHI, Consulente Storico e Artistico della Federazione Italiana Judo Lotta Karate e Arti Marziali, per il meticoloso lavoro di ricerca e di studio effettuato nel merito, che è stato tra le fonti indispensabili della mia insaziabile voglia di conoscere.

Mi piace, altresì, porre in evidenza quanto sia stato importante il contributo dei militari italiani nella divulgazione del judo, un legame forte giunto fino ai giorni nostri.

Massimo Guarino – Storia del Judo 

scritto il 17 gen 2018
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