Segmentazione temporale del combattimento

Osservazioni e suggerimenti per insegnanti tecnici

Segmentazione temporale del combattimento - Articoli  - sporting napoli articoli

Questa materia, trattata qui in maniera sintetica, è rivolta a quegli Insegnanti Tecnici che intendono avvalersi di uno strumento di lavoro (e di analisi) strutturato in base a un metodo scientifico. Tuttavia bisogna sempre ricordare che la schematicità del metodo non fornisce soluzioni assolute poiché il Judo è uno sport situazionale completamente OPEN SKILL, che e’ quindi impossibile da considerare secondo situazioni preordinate.

È mia ferma convinzione infatti che la sensibilità, l'estro e le capacità di ogni singolo atleta devono essere i punti fondamentali da sviluppare e valorizzare tramite l'insegnamento, senza esasperazioni tattiche. Il rischio che è dietro l'angolo e’ proprio quello di vedere la Match-Analisi, con i suoi strumenti, come uno sviluppatore di tattica di gara invece di un mezzo che ci aiuti a far esprimere al meglio i nostri Atleti.

Detto questo passo subito a proporre una domanda provocatoria: QUANTO DURA UN INCONTRO DI JUDO?

La risposta più ovvia da dare e’, attualmente, 4’ effettivi, salvo GOLDEN SCORE. Ovviamente non dirò subito se questo è da considerarsi per me giusto o sbagliato, ma spero che ad un certo punto  di questo articolo vi siate fatti un'idea del concetto che c'è dietro quella domanda apparentemente banale.

Per spiegare l'importanza della “Segmentazione Temporale” voglio partire da una delle quattro componenti del carico di lavoro, definita in teoria dell'allenamento: DENSITA’.

La DENSITA’ indica il rapporto tra lavoro effettivo e pausa, durante l'allenamento o addirittura durante un singolo blocco di esercizi (Ad esempio: 5 serie da 1 ripetizione al 95% (1RM) con 3' di pausa hanno una densità bassa mentre, 10 serie da 6 ripetizioni al 75% (1RM) + 2 pliometrie con 1’ di pausa hanno densità elevata).

 

 

La densità del Judo è stata largamente indagata nel corso degli anni ed e’ di circa di 2:1, ovvero mediamente di 23 secondi di lavoro e 11 secondi di recupero (vedi tabella "struttura temporale").

I dati delle ricerche, riportati dal Dott. Emerson Franchini durante il suo intervento al Seminario Sugli Sport da Combattimento organizzato dal CONI nel 2012, sono tra l'altro confermati da rilevazioni fatte durante il quadriennio 2012-2016 su oltre 2000 incontri analizzati.

Questo ciclo minimo, che durante l'allenamento è definito SERIE e che comprende l'esercitazione fisica e la relativa fase di riposo, è stato chiamato durante i miei studi sul Judo: SEGMENTO.

Esso è temporalmente delimitato da due HAJIME, comprendendo una fase di combattimento attiva e, dal MATTE al successivo HAJIME, una fase di riposo. Se fate mente locale o provate ad osservare due Atleti che praticano il RANDORI, vi accorgerete che essi inconsciamente attuano questo schema, allontanandosi ogni volta che si interrompe l'azione per poi ingaggiare nuovamente come se fossero in gara.

A cosa serve dunque sapere tutto questo se gli atleti già attuano inconsciamente la segmentazione? È presto detto!

 

 

Il RANDORI e’ l'esercitazione specifica più conforme al modello di prestazione del Judo, a livello temporale e tecnico, ma a non a livello metabolico poiché, la pratica del RANDORI, tenuto conto della sua durata, non raggiunge i livelli di intensità della gara (vedi tabella Lattato).

Durante la "fase di allenamento", ovviamente in base alla periodizzazione, l'Allenatore attento dovrà dunque preparare delle esercitazioni, SPECIFICHE e ASPECIFICHE, che vadano a raggiungere le intensità richieste per il miglioramento della performance dei metabolismi energetici interessati nel nostro sport, mantenendo il più possibile lo schema temporale descritto in precedenza nei periodi di Preparazione Specifica e di Preparazione Precompetitiva.

Durante queste fasi, infatti, il focus degli “interventi allenanti” è puntato sull’aumento della prestazione atletica del soggetto e data la numerosa letteratura presente in merito è relativamente facile approntare esercitazioni funzionali allo scopo.

A questo punto dell’articolo ritorna a bomba la domanda: Quanto dura un incontro di Judo? Poiché non è possibile avere una prestazione elevata se non ci si allena in maniera conforme ad essa, diventa fondamentale capire la struttura temporale di un incontro in gara per modulare appropriatamente l’ALLENAMENTO e dato che abbiamo precedentemente individuato la struttura unitaria alla base della prestazione adesso basterà fare la somma per ottenere la risposta.

 

Di più difficile trattazione diventa la fase di ADDESTRAMENTO, dove il focus deve essere sull'incremento delle CAPACITÀ TECNICHE E "STRATEGICHE" e dove si rischia di commettere molti e gravi errori. In questa fase, infatti, si costruisce la parte di lavoro attivo del SEGMENTO, che durante i miei studi ho chiamato: SEQUENZA. Essa altro non è se non il processo d'attacco che ogni atleta attua per il raggiungimento del suo scopo: L'IPPON e quindi la vittoria.

La SEQUENZA ha, ovviamente, al suo interno una serie di fasi consequenziali (vedi tabella Segmento). Anche in questo caso gli Atleti mettono in atto inconsciamente tutta una serie di azioni che ricalcano lo schema indicato, tuttavia a mio avviso una maggior conoscenza delle singole parti della SEQUENZA aiuta il processo decisionale di scelta dell'azione giusta.

In questa fase, infatti, si costruisce la parte di lavoro attivo del SEGMENTO, che durante i miei studi ho chiamato: SEQUENZA. Essa altro non è se non il processo d'attacco che ogni atleta attua per il raggiungimento del suo scopo: L'IPPON e quindi la vittoria.

L'Allenatore dunque, una volta creata una buona capacità tecnica di base, potrà cominciare a costruire tutta la sequenza d'attacco basandosi su schemi logici che partono dalla chiusura della distanza con un determinato approccio (stessa guardia oppure guardia opposta) passando per la stabilizzazione della presa dominante, fino all'esecuzione della tecnica e la prosecuzione in NE WAZA. Attenzione alla metodologia però; facciamo in modo che gli atleti cerchino ed adeguino la loro soluzione personale al compito motorio che gli si presenta.

 

L’utilizzo del METODO DEDUTTIVO riduce drasticamente il grosso rischio di creare una serie di automi che non capiscono cosa gli succede attorno, Atleti che non sviluppano capacità fondamentali quali tra le altre, la fantasia motoria, la capacità di anticipazione e la capacità di adattamento motorio.

Il compito dell'Allenatore consistera' dunque nel presentare il maggior numero di situazioni possibili, anche destrutturando la SEQUENZA nei suoi blocchi unitari, in modo che l'atleta le riconosca immediatamente e costruisca un pattern di scelta delle soluzioni capace di far fronte alle richieste continuamente variabili. Solo nel caso di difficoltà dell'atleta nella risoluzione del compito sarà il caso di suggerire la soluzione.

 

Dr. Emidio Centracchio

Responsabile Tecnico del Gruppo Match Analisi della FIJLKAM dal 2012 al 2016

Direttore Tecnico della Sezione Judo del GS Forestale dal 2012 al 2016

scritto il 27 apr 2017
Condividi questa pagina su:

Forse possono interessarti anche i seguenti articoli

Il Judo/gioco

Il Judo/gioco

Caratteri del judo in età prescolare

Gli shime waza

Gli shime waza

Effetti, etica, morale

I kata

I kata

Forma, etichetta e meditazione