Judotherapy

Dove la vita divide, il judo può unire

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Può il judo proporsi come supporto psicologico per attutire, elaborare e superare gli effetti di una crisi coniugale?

Era tempo che desideravo concretizzare l’idea di scrivere sul judo come “terapia”, avvolta dai molti impegni ho più volte rimandato l’appuntamento, fino a che - come sostengo sempre - nulla capita a caso, e, proprio questo procrastinare ha assunto un significato positivo.

In occasione di un incontro di formazione da me presieduto pochi giorni fa, durante un break, vengo coinvolta in una conversazione tra alcune mamme che, reciprocamente, si trovano d’accordo sull’affermare che lo sport in occasioni particolari della vita, abbia loro garantito meno stress, meno solitudine e nuove gratificazioni.

L’argomentare sullo sport in generale viene probabilmente sollecitato dalla richiesta di svolgere un esercizio in gruppo proposto poco prima, la cui consegna prevedeva risposta a: “ti trovi all’interno di una palazzetto, è appena terminata una competizione (a te la scelta dello sport), cala il silenzio e, se in questo momento, io ti chiedessi, quando pensi allo sport cosa ti viene in mente?, tu …”

Destino vuole che una di queste mamme ha un figlio che pratica judo, e, affascinata, da un evidente cambiamento caratteriale del proprio figlio, decide di iscriversi al corso di judo per amatori.

Racconta della sua esperienza coinvolgendo tutte le presenti, me compresa.

Quando si parla di sport …ci dice… ci limitiamo spesso a citare la prodezze di un calciatore, di una squadra di calcio o di macchine che sfrecciano veloci su una pista; raramente si sente dire: da quando faccio attività sono più tranquilla, più sicura di me, più organizzata nelle scelte. Praticare judo, una disciplina particolare, per me ha significato questo, rendermi conto che lo sport è di più, e può aiutare laddove ci si sente in balia degli eventi; nel mio caso è accaduto durante una forte crisi matrimoniale causata dalla perdita di lavoro di mio marito, che è andata a ripercuotersi proprio su quell’equilibrio di coppia che sembrava inattaccabile”.

Da qui, personalmente, comincerei con alcune considerazioni … e, la risposta alla domanda iniziale … verrà da sé.

Judo, non è solo incontri, lotta, diete, sacrifici; judo è emozione, condivisione, è uno stile di vita; è “flessibilità” mentale; è accettare una forza che si oppone a noi, per trasformarla in nostra forza positiva; è capacità di decisione.

Il judo nei suoi movimenti è armonia - pensiamo all’esecuzione dei kata - richiede eleganza, precisione, cooperazione, controllo delle tensioni; ci tiene fermi sul qui ed ora, allontanandoci da quello che è “altro”…

Judo è libertà della mente e, quando la mente è libera, una sorgente di energia mentale nuova, fresca, scorre e si sostituisce alla precedente, regalandoci la possibilità di affrontare con emozioni “pulite”, svestite di tensioni rabbiose, rancorose, scelte che rallentano il nostro percorso.

Il judo, chiedendoci di controllare ogni parte del nostro corpo, chiedendoci coordinazione mente con corpo, diventa una terapia che riduce tensioni, ansie e preoccupazioni quotidiane.

Dialoghiamo con il judo, raccontiamo a lui, e lui risponde, allentando tensione e indicando la via.

Il judo consente di riflettere e non di attaccare, consente di condividere e non di imporsi perché, insegnandoci a “sentire l’altro”, ci porta ad incontrarlo.

Non c’è sconfitta, non c’è debole o forte, c’è l’essere differenti.

Praticare judo non significa unicamente bruciare calorie ed energia fisica, significa evitare che energia mentale venga inutilmente dispersa, dandone un importante beneficio sia nel corpo che nella mente.

In un momento, come quello che l’era della globalizzazione impone alla nostra società, dove regna insicurezza economica, dove tutto sembra fuori controllo, sembra aggiungersi anche una nuova “insicurezza”, quella affettiva.  Il corpo che parla di questo perché - come la scuola lacaniana insegna - quello che la mente non dice il corpo scrive, attivando risposte psicosomatiche a situazioni difficili e momenti di crisi: psoriasi, eritemi, attacchi di panico e altro ancora.

Il judo può intervenire in questo, perché aiuta a mantenere focalizzata l’attenzione, a concentrarsi sui compiti a cui ci si deve dedicare.

Tornando alle parole della mamma: “mi ha dato la capacità di frenare l’agire di pancia, mi ha dato la calma per cercare di portare forza a mio marito, anzi sapete cosa vi dico, si è iscritto a judo e adesso gli piace da morire, certo i problemi ci sono, tuttavia, abbiamo nuovamente una passione in comune, e, credetemi, in un momento di crisi, è oro colato”.

Dunque se già come tecnico, come atleta, come donna e psicologa dello sport, ero fortemente convinta della  forza terapeutica del judo, alla conclusione di una giornata di condivisione nella quale l’argomento era lo sport in generale, e nella quale poi è il judo ad esser diventato protagonista, posso trarre interessante conclusione.

Al di là delle difese o strategie che il nostro corpo mette in atto in modo automatico, per rispondere e reagire a eventi contrari, il judo, nel suo continuo dialogo tra emozioni, mente e corpo, canalizza la rabbia e l’aggressività e le trasforma in un dialogo e scambio fluido.

Aiuta a far “respirare” in modo diverso il corpo e la mente, liberando una nuova forza vitale, e oserei dire, anche creatività che, ciascuno di noi possiede e che, può far ridisegnare un quadro con colori diversi da quelli usati sino a quel momento.

Concluderei osando affermare che il judo contribuisce a costruire ed esprimere sentimenti e pensieri positivi, i quali a loro volta, attivano nuovi modelli mentali e nuove sensazioni positive, al pari di una terapia, e, queste, forse, possono davvero cambiare un percorso o un momento di vita.

Dott.ssa Loredana Borgogno, Psicologa dello Sport

scritto il 12 feb 2017
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